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Public Speaking

7 situazioni che scatenano la paura di parlare al pubblico

Non tutti hanno paura di parlare in pubblico, ma quasi tutti hanno provato almeno una volta una situazione di disagio che ha rischiato di compromettere l’efficacia della presentazione.

Chi lavora in accademia, lo sa bene: inizio carriera, tempi serrati, sostituzioni di colleghi … Le situazioni che generano ansia – se non vera e propria paura di parlare in pubblico – sono molteplici. Ma quali sono le più comuni? E come possiamo affrontarle?

Paura di essere giudicati

Spesso, soprattutto a inizio carriera, il timore di essere giudicati dai nostri superiori, o da qualche membro del pubblico che riteniamo particolarmente esperto, può influire negativamente sulla nostra presentazione.

Non preoccupiamoci di questo. Al pubblico interessa cosa abbiamo da dire e se i nostri contenuti sono solidi, non dobbiamo temere il giudizio di nessuno. Tuttavia possiamo superare la paura di essere giudicati da chi ha più esperienza di noi chiedendo ai nostri superiori un feedback sulla presentazione. Avere la conferma che siamo sulla strada giusta può essere sufficiente ad infonderci quella sicurezza di cui abbiamo bisogno.

Paura di non essere preparati a sufficienza.

Ci si può sentire impreparati perché non si ha avuto il tempo di provare la presentazione e magari la si è anche preparata troppo in fretta (in questo caso non c’è molto da fare se non riconoscere il proprio errore), ma il più delle volte capita perché si deve sostituire il primo autore nella presentazione.

Quando si sostituisce il primo autore la paura più frequente è quella di trovarsi impreparati nel rispondere alle domande del pubblico. Per risolvere il problema è sufficiente dichiarare sin dall’inizio che in qualità di sostituti potremmo non essere in grado di rispondere subito ad alcune domande. Mettere le mani avanti ci aiuterà a controllare le emozioni e superare la paura.

Purtroppo il rischio è di apparire molto meno esperti di quanto in realtà siamo, ma anche qui molto dipenderà dalla scelta delle parole che useremo. Spendere due parole in più per sottolineare che non evitiamo alcune risposte per incompetenza, ma lo facciamo per onestà intellettuale perché crediamo che, per le parti che esulano dal nostro contributo, il pubblico debba poter ottenere la risposta esaustiva e precisa che solo il primo autore può fornire.

Paura di dimenticarsi cosa si deve dire

Ripetere, ripetere, ripetere. Non stancarsi mai di ripetere la presentazione fino a che la si può esporre senza difficoltà anche se andasse via la luce e non potessimo usare nessun supporto visivo.

Ripetere non vuol dire imparare a memoria, tuttavia imparare a memoria la prima frase (e solo quella) può essere un utile richiamo mnemonico nel caso un momento di immotivato panico ci svuotasse la mente.

Se nonostante le molte prove, ci rendiamo conto di aver difficoltà a ricordare la presentazione, o a parlare focalizzandosi più sul pubblico che sulle slides, allora vuol dire che il problema non è la nostra memoria, ma la struttura stessa della presentazione. Significa che il discorso non è fluido, le informazioni non sono organizzate in modo logico e sequenziale, o che abbiamo inserito troppi particolari che allontano dal focus della presentazione.

Basterà riorganizzare la presentazione e liberarsi delle slide/informazioni non strettamente necessarie (o spostarle nella sequenza) per trovare lo stile narrativo che ci permetterà di esporre l’argomento in modo fluido e senza intoppi.

Paura di non ricevere domande

Anche se dietro le quinte quasi tutti confessano che sperano di non ricevere domande, l’efficacia di una presentazione si misura proprio dalla capacità di stimolare il confronto con il pubblico per approfondire le tematiche esposte.
Quindi per quanto contraddittorio possa apparire, il timore di non ricevere domande è abbastanza comune.
Per risolverlo e superare l’imbarazzo che si prova di fronte al silenzio del pubblico è fondamentale capire perché non fanno domande.

Paura di ricevere domande

E se invece abbiamo paura che il pubblico ci faccia domande?

Sotto sotto è una paura immotivata. In fondo il relatore è lì per presentare il suo lavoro, lui ha disegnato l’esperimento, analizzato i dati, tratto le conclusioni, chi se non lui lo conosce così bene da poter rispondere alle domande su ciò ha fatto? Chi se non lui può spiegare, come ha raccolto i dati o perché ha scelto quel metodo e non un altro?

Tuttavia, prepararsi una lista delle domande che potremmo ricevere (magari facendosi aiutare dai colleghi) e strutturare le risposte prima può essere di grande aiuto nel momento delle Q&A. In fondo se ci viene fatta una domanda che ci aspettiamo e per la quale abbiamo già preparato la risposta, ci sentiremo molto sicuri nell’affrontare la situazione.

Questa sicurezza ci aiuterà a mantenere il controllo anche nel caso ci vengano poste delle domande difficili  o alle quali non sappiamo rispondere.

Paura di fallire per mancanza di tempo

Funziona così: lo scienziato senior eccede il tempo dedicatogli per la presentazione senza che nessuno abbia il coraggio di farglielo notare e lo scienziato junior,che presenta in una delle ultime sessioni della giornata, si vede ridurre drasticamente il tempo a disposizione.

Ecco che, se si è impreparati, si viene assaliti dalla paura, paura di non riuscire a dire tutto ciò che si vuole dire, paura che il proprio lavoro non venga apprezzato.

La prima regola è che non è il contenuto a dettare il passo della presentazione, ma il messaggio chiave. Conta ciò che si fa capire al pubblico non la quantità di dettagli che si illustrano a supporto della propria tesi. Per essere preparati a esporre ciò che serve in qualsiasi evenienza, è sempre utile preparare una presentazione strutturata per tempi diversi: una per il tempo totale a disposizione, una più breve di 10 minuti, una più breve di 20 (per la peggiore delle ipotesi).

Questo oltre a darci sempre la garanzia di presentare con tranquillità, ci aiuta a organizzare le idee e ad apprendere a dire perché il nostro lavoro è importante e nuovo in soli 7 minuti.

Paura da palcoscenico

Questa è una paura che si supera con il tempo e l’esperienza. Una routine preparatoria è spesso d’aiuto, ma anche cercare di familiarizzare con il pubblico aiuta.

Agganciare lo sguardo di un volto amico aiuta a superare molte tensioni  per cui,  prima di iniziare una presentazione, cerchiamo di socializzare con le persone che saranno presenti. Cogliamo ogni occasione: l’attesa che vengano caricate le slides, i 5 minuti di rito per dare tempo a tutti di accomodarsi, la pausa caffè … ogni pausa può essere usata per fare conoscenza con il proprio pubblico.   Poi quando sarà il momento di presentare iniziamo parlando direttamente a quei volti noti. Un po’ alla volta la tensione si scioglierà e sguardo dopo sguardo riusciremo a superare la paura di parlare in pubblico.

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